Feltrinelli Editore – Invio Manoscritti

Feltrinelli Editore è una delle case editrici italiane più conosciute, nella sua storia ha prodotti libri d’avventura, fantasy, testi scolastici per ragazzi e per bambini a partire da 6 anni consigliati dalle scuole.  Il sogno di tutti coloro che vogliono diventare scrittore

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56 Responses to “Feltrinelli Editore – Invio Manoscritti”

  1. Elena Dumitru Emanuele scrive:

    Egregio Editore,
    Mi chiamo Elena Dumitru in Emanuele e abito a Palermo. Sono nata a Bucarest, Romania, il 11-07-1953. Abitando sin da piccola nel centro della capitale ho avuto modo di ampliare le mie vedute grazie alla vicinanza con tante famiglie di varie etnie, rifugiatesi nel mio paese durante la seconda guerra mondiale. Di bulgari, russi e greci. Di ebrei che si professavano israeliani e altre di filo palestinese. Di tedeschi e zingari radicati con dignità nel territorio, tra cui dei fratelli strumentisti che ho rivisto con piacere esibirsi, negli anni ottanta, per la tv italiana. Ai tempi del mio esordio scolastico, la Romania era guidata dal presidente Gheorghe Gheorghiu Dej. Ho avuto occasione di conoscerlo durante una festa di un primo maggio lontano e ne porto ancora un ricordo speciale. Non saprei dire se costui fosse amato dai potenti dell’epoca, ma sono sicura che fosse adorato dalla gente comune a cui mise a disposizione ogni mezzo possibile affinché potesse realizzare i propri sogni: dai libri di testo, in forma totalmente gratuita e senza distinzioni di ceto, alle palestre esistenti in ogni scuola e persino alle sale di canto. Ho avuto il privilegio di crescere in quel contesto e venivo invogliata di continuo a una cosa piacevolmente diversa. Sono risultata spesso vincente e non ho mai messo in dubbio che, prima o poi, avrei intrapreso una carriera artistica. Con il passare degli anni e con l’evolversi della storia nel mio paese – mi riferisco al periodo in cui avvenne la nazionalizzazione dei beni personali che si riversò inesorabilmente sulla nostra famiglia – ho dovuto ridimensionare le mie aspettative. Ho proseguito gli studi presso il Liceo Economico nr. 1 di Bucarest, struttura all’avanguardia per via dei suoi corsi sperimentali, conseguendo il diploma “de bacalaureat” in merceologia. Il destino mi ha riservato la sorpresa di dovermi integrare tra la gente d’Italia, di cui ignoravo gli usi e persino la lingua. Nel 1974 sono approdata in Italia, sposa di un vostro connazionale e ho ottenuto la cittadinanza italiana. Lontana dai genitori e priva del loro aiuto, sono stata impegnata fino allo sfinimento nel disbrigo delle varie esigenze familiari e dei tanti impegni scolastici e di svago dei miei tre figli. La lettura mi ha accompagnato sin dall’infanzia e ho rinunciato a ore di sonno pur di appagare questa passione. Dal 2000 al 2003 nella mia famiglia d’origine si sono verificati dei decessi che mi hanno colpito negli affetti, rischiando di precipitare nella depressione. Il mio istinto di sopravvivenza, prendendo il sopravvento, mi ha indotto a rimettermi in moto. Superato con successo l’apposito esame, sono stata iscritta alla Camera di Commercio di Palermo come interprete e traduttore della lingua madre. Circostanza in cui mi sono resa conto che il mio nuovo lessico era divenuto abbastanza erudito e svelto per rimettermi a scrivere.
    Elisaveta (Il sindaco di Poiana Mare) (Tutto ciò che tocchi muore) è il mio primo romanzo e costituisce l’inizio di una trilogia, caratterizzata da misteri e colpi di scena. È basato sulla vita di mia nonna materna, donna dal carattere forte, di cui ho voluto conservare il nome. Nella Romania rurale d’inizio Novecento, dove tradizioni millenarie e magia dettavano le condizioni per la vita sociale, Elisaveta s’innamora di un paesano. Abbandona il fidanzato e gli agi della sua città natia, stabilendosi, da sposa felice, in un piccolo centro abitato. Rimasta vedova e sopraffatta dai sensi di colpa per il modo banale in cui Valerio era venuto a mancare, non è in grado di impedire alla cognata di portarle via la figlia e, come se ciò non fosse stato abbastanza, si ritrova a lottare contro l’emarginazione e l’ipocrisia dei paesani che la volevano a tutti i costi una strega. Ignara che la gente del posto fosse stata istigata dalla cognata, si risposa pensando di chiudere la bocca ai malpensanti e mette al mondo altri due figli, Rodìca e Aurel. Lontana dalla felicità e struggendosi melanconica per l’assenza di Ecaterina, la figlia avuta con Valerio, alla morte del secondo marito non sente né gioia né dispiacere. Forse perché la sua vulnerabilità era diventata evidente a tutti, nella sua tenuta iniziano a succedere delle cose sospette. Gli atti vandalici e i furti sono sempre più frequenti inducendola a prendere un guardiano notturno. Il suo rapporto con i figli minori, quasi inesistente in passato, migliora grazie ad una trasgressione messa in atto dalla sua secondogenita e ritorna in città alla ricerca di Ecaterina. Si ricongiunge alla prima figlia, divenuta madre di due gemelle, motivo sufficiente per sbarazzarsi dell’ apatia, e viene colpita più duramente di prima. Trovatasi la facciata della casa imbrattata di vernice rossa, ha sentore che la cognata abbia armato la mano della cugina contro di lei, ma non può impedire a quest’ultima di lasciarle sul retro del cortile un agnello sgozzato e, in seguito, di rovinare il battesimo alle gemelline di sua figlia Ecaterina. Quella sera rincontra il secondo marito, creduto deceduto in un incidente ferroviario. Uomo dall’ambigua personalità che conduce al figlio di un disertore tedesco e a una scatola piena di monete d’oro. Il ragazzino viene affidato alle cure di Elisaveta dalla polizia e, successivamente, rapito da una comunità nomade. Resa più determinata e forte da tali vicissitudini, la donna si lascia guidare dall’istinto, dimostrando ai paesani la sua buona fede, al punto da invogliarli a nominarla sindaco di Poiana Mare.
    Rodìca è la seconda parte della trilogia. Il romanzo continua a narrare le vicissitudini di mia nonna e include il salvataggio – realmente accaduto – di tanti ebrei durante la seconda guerra mondiale. Si sofferma maggiormente sulle sofferenze patite da mia madre in seguito a una visione avuta all’età di quattordici anni ed è ancora inedito.
    Aurel rispecchia i cambiamenti avvenuti dopo la guerra in Romania e narra le disavventure di mio zio alla ricerca della verità sul padre, non lesinando gli altri protagonisti dei romanzi precedenti. “Aurel” chiude la trilogia ed è ancora inedito.
    La nuova luce dell’antica dimora (Ciò che é scritto é scritto) è ambientato a Palermo e nei suoi dintorni. Ho incontrato Maria nel policlinico universitario di Palermo alla nascita del mio secondogenito e sono rimasta colpita dall’amarezza con cui sfogava i soprusi subiti da parte della madre e del marito. Le sue sofferenze superano ogni immaginazione. Non mi sembrava giusto appesantire il romanzo più di quanto non sia già e ho dato spago alla fantasia affinché Maria uscisse, di tanto in tanto, dalle grinfie insoddisfatte del marito. Immaginando poi che la luce invocata da lei nelle tante preghiere si fosse messa in cammino per aiutarla a sbarazzarsi di quel legame dopo la nascita del suo sesto figlio, circostanza in cui ci siamo conosciute, e cambiarne le sorti.
    Il testamento di zia Ester è ambientato a Milano e ruota intorno a una famiglia divenuta bersaglio di una banda di pedofili e non solo. Insediatasi nella villetta ereditata dalla zia, nella periferia della città, con l’intento di passare le vacanze d’inverno, Patrizia si scontra con il piagnucolio insoddisfatto dei figli e approfitta della curiosità che spinge due sorelle del vicinato a spiarle i movimenti per chiamarle in aiuto. Riscontra una somiglianza strabiliante tra una delle ragazzine e il suo secondogenito e, lasciandosi proiettare con la memoria nel passato, si rivede in ospedale, alla nascita di sua figlia. Evento che, in tempi diversi, l’avrebbe riempita di gioia. Il giorno precedente all’epoca dei fatti, aveva scoperto che il marito, proprietario di una banca, intratteneva una relazione con la segretaria e stava per lasciarla. Le premeva punirlo e si era finta indigente con il ginecologo per sbarazzarsi della figlia. Propinata a Renato la bugia che la neonata fosse nata morta e insinuando che tale decesso fosse la conseguenza divina del suo tradimento, ne aveva salvato il rapporto, ma la sua decisione d’allora le pesava sulla coscienza. La sera di Natale, preda di un crollo psicologico, confida al marito la verità pregandolo di far intervenire l’avvocato affinché le venga restituita la figlia. Renato teme le conseguenze sul buon nome della sua famiglia e su quella del ginecologo, che sospettava assoldato dalla moglie per mentire. In procinto di aprire una banca a New Jork e alla ricerca di una persona di fiducia, decide di trasferirvisi di persona per distogliere la moglie dai suoi propositi bellicosi. Al rientro a Milano, Patrizia apprende che i figli avevano rincontrato le sorelle Arena e si strugge infelice. Il suo primogenito s’innamora di Federica, ignaro che la madre la considerasse sua figlia, ma ne seduce la sorella sulla riva del naviglio e, avvistato da un anziano, viene segnalato alla polizia come il responsabile della morte di un bambino scomparso all’uscita da scuola. Nonostante le basi del racconto siano imperniate su tristi vicissitudini, il romanzo, ancora inedito, riserva ai suoi protagonisti un lieto fine.
    Sul ciglio della strada invasa dall’erba incolta è il romanzo a cui sto lavorando attualmente. Alla prima elementare, Roberto desta la preoccupazione nell’insegnante per il suo continuo regredire, ma anche tanta tenerezza. Sentimenti che inducono Giulia a violare la privacy dei coniugi Tancredi, restii a presentarsi a scuola e prendere atto delle problematiche che affliggono il figlio. Si scontra con la loro indifferenza dettata dalla convinzione arretrata di dover far diventare il bambino un vero uomo a tutti i costi e riversa la sua impotenza su un’amica laureata in medicina. Coinvolta emotivamente nella faccenda, Francesca chiede aiuto al primario del reparto psichiatrico, presso cui lavora come specializzanda, per indagare sulla psiche offesa di Roberto. In seguito ad un encefalogramma eseguito di nascosto sul cervello del bambino, i due trovano conferma che ha bisogno di cure appropriate e si cimentano in lunghe indagini sui suoi genitori. Non c’è verso di scalfire la loro corazza con le buone né con le cattive e sottopongono il bambino ad ipnosi. Dopo un paio di sedute, il primario e la sua giovane collaboratrice scoprono che il signor Tancredi, titolare di una macelleria, soleva far assistere il figlio alla macellazioni delle carni e agli accoppiamenti tra gli animali. Trovato il bandolo della matassa, si concentrano sulla rieducazione del bambino e non tardano ad imbattersi in altri segreti.
    Ho letto tanto nella mia vita, eppure non saprei indicare lo stile o la tendenza su cui si è allineato il mio cervello mentre elaborava questi romanzi. Nel caso della trilogia, romanzi di vita vissuta, ho seguito l’intento di spiegare al mondo intero che i discendenti di Burebista e di Decebal non possono identificarsi con alcuni farabutti espatriati in cerca di guai. In tutti i romanzi, mi sono ripromessa d’inviare ai lettori messaggi d’amore e di bontà. Sono convinta che sia necessario guidare le nuove generazioni con esempi positivi anziché lasciarle struggersi dal desiderio d’emulare le gesta di alcuni personaggi televisivi e perdersi dietro a certe trasmissioni screanzate degli ultimi tempi.
    Nel 2005 ho ricevuto la proposta di pubblicazione per “Elisaveta” da parte di Andrea Oppure Editore di Roma. Lontana dal mondo editoriale e lusingata dalle belle parole recensite per il mio romanzo, mi sono affrettata a firmare il contratto. Nel luglio del 2006, “Elisaveta” è stato stampato ed io sono stata iscritta all’albo degli scrittori. Mi sono prodigata anima e corpo nella realizzazione di questo libro. Ho fornito all’Editore il materiale necessario per l’esecuzione delle due copertine e mi sono persino recata a Roma con le bozze per sopperire a uno sciopero praticato in quel periodo dalle poste italiane. Ho contattato il responsabile culturale dell’Ambasciata Romena, chiedendogli il favore d’organizzare la presentazione del mio romanzo. In seguito al suo consenso, mi sono recata all’Accademia della Romania a Roma per concordare tale evento con la direttrice, affrettandomi poi a dare la buona novella all’Editore. Mi ha negato la partecipazione di un loro rappresentante e il mio progetto è rimasto solo un sogno. All’arrivo dei libri che mi spettavano, ho preso atto che il risultato lasciava a desiderare e ho contattato l’Editore. Sono rimasta delusa ancora una volta e ho atteso pazientemente che il contratto stipulato finisse. Desidero riprendere la trilogia dall’inizio per sopperire ai troppi errori commessi da entrambe le parti e pertanto mi rivolgo a Voi.
    Cordiali saluti.
    Elena Dumitru Emanuele.

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  2. Elena Dumitru Emanuele scrive:

    A luglio 2013 compio 60 anni e l’oroscopo odierno preannuncia per i nati sotto il segno del cancro un’estate piena di riconoscimenti. Dal canto mio, nel cassetto dei sogni irrealizzati, custodisco 6 romanzi di vita vissuta, ognuno superiore alle 310 pagine e ho chiesto in segreto d’incontrare un editore onesto.
    Sarà Lei a riaccendere in me la fiducia nel prossimo?
    Cordiali saluti.
    Elena Dumitru Emanuele.

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  3. Simona Moramarco scrive:

    Salve, sono Simona Moramarco, e ho scritto un libro di fantascienza, ma vista la mia età (15 anni) le case editrici che finora ho consultato mi hanno risposto negativamente senza neanche controllare il manoscritto, e per questo motivo, per qualche tempo, ho rinunciato all’idea di proporlo e ho chiuso (letteralmente) il mio lavoro in un cassetto . Oggi vorrei ritentare un’altra volta, consapevole di essere un’adolescente e di non avere comunque nessuna esperienza alle mie spalle per quanto riguarda il campo della scrittura. Vorrei quindi sapere in quale modo potrei proporre il mio manoscritto.
    Mille grazie,
    cordiali saluti,

    Simona Moramarco

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  4. raffaele scrive:

    chi conosce il condizionamento conosce il male del mondo ,gradirei un vostro commento al riguardo

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  5. raffaele scrive:

    Chi conosce il condizionamento conosce il male del mondo ,perchè il condizionamento non si fa riconoscere da la comprensione degli altri condizionamenti ma non del proprio, la comprensione di uno per la consapevolezza di tutti gli altri

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  6. CURCI MATTEO scrive:

    Ho scritto un libro, in collaborazione con una psicologa. Con questo libro, abbiamo realizzato un piccolo sogno, ora però vorremmo poterlo condividere. Si tratta di una sorta di autobiografia che ha sostanzialmente lo scopo terapeutico di aiutare chi soffre di depressione, a capire come combattere questo male.. Non ho la presunzione di credere di aver scritto un capolavoro, ma vorrei avere l’opportuinità di farlo conoscere. Ho molto da imparare, lo so, ma vorrei cominciare da qualcosa in cui io stesso riesco a credere. Scrivere è l’esperienza più bella che abbia fatto in vita mia.
    Resto in attessa di un vostro riscontro, per potervi inviare copia del manoscritto o ppure del file via email o posta anche al fine di poter avere un vostro giudizio in merito al contenuto.
    Vi ringrazio anticipatamente dell’interessamento e auguro a tutti Buon Natale e un Felice Anno Nuovo

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